Una questione complicata

Sulla base di: G. Boano, F.Perco, M.Pavia, N.M.Baldaccini. 2019. Columba livia domestic breed, invasive entity also alien for Italy. Rivista Italiana di Ornitologia – Research in Ornithology (RIO). Vol.88, n.2 2018. DOI https://doi.org/10.4081/rio.2018.356

Pochi giorni fa il Sindaco della Città di Asti ha emanato un’ordinanza per l’allontamento dei colombi dagli edifici della città. Nel documento che ha come oggetto “MISURE PREVENTIVE CONTRO LA PROLIFERAZIONE DEI COLOMBI IN CITTÀ” si elencano le diverse operazioni consigliate per la prevenzione di questo fenomeno. Non è mia intenzone giudicare giusto o sbagliato tale decisione, va solamente fatta una precisazione. Per qualunque specie selvatica inserita nella legge 157/92, spiegherò in seguito perchè è presente anche il colombo, è fatto assoluto divieto di eliminare nidi e\o uova. Nel documento è presente purtroppo la seguente indicazione “[…]alla rimozione delle carcasse, dei nidi, delle uova ove esistenti.” Questo aspetto mi lascia alquanto perplesso, sopratutto perchè, leggendo troviamo l’invito ad utilizzare metodi incruenti. Inoltre la chiusura di buchi di case o manufatti, toglie la possibilità a molte specie antropofile di nidificare, quindi andrebbero pensate altre soluzioni. Ma non mi dilungherò su aspetti di positività o negatività della faccenda, lo scopo è dare alcune informazioni riguardanti questo argomento.

A fronte di molti articoli scientifici sul colombo, si nota come la gestione del problema “rinselvatichiti” risenta di una complessità notevole dovuta, tra le altre cose, alla loro non chiara definizione da un punto di vista tassonomico, faunistico e, specialmente, legale. Le evidenze scientifiche accumulate sulla genesi delle popolazioni urbane le avevano fatte escludere dalla fauna “selvatica”. Tuttavia la sentenza della Corte di Cassazione (n. 2598 del 26.01.2004) ha ricondotto il colombo urbano, in virtù del suo stato di naturale libertà, all’interno della fauna protetta dalla L.N. 157/92. In seguito a questo dispositivo legale, le Amministrazioni competenti sono adesso le Regioni o le Provincie Autonome che, sentito il parere dell’ISPRA, possono predisporre piani di controllo.

Fatte le dovute premesse, perchè il colombo da specie selvatica è arrivato in città diventando problematica?

Il forte legame che si è instaurato con l’uomo per motivi utilitaristici, per lo sport colombofilo o per il significato simbolico laico e religioso, ne ha determinato il progressivo aumento e la diffusione, tanto che la specie è da considerarsi oggi come virtualmente cosmopolita. L’origine dei colombi delle città (feral pigeons) è stata ampiamente discussa da Johnston & Janiga (1995) e per la realtà italiana da Baldaccini (1984) e Ballarini et al. (1989). Secondo questi autori,  l’interpretazione oggi prevalente, è quella che inizialmente la selezione artificiale operata sulle differenti sottospecie di Colombo selvatico per scopi utilitaristici, ha portato alla costituzione delle tante razze domestiche. Le odierne popolazioni urbane si sarebbero costituite in seguito a rilascio, abbandono o allontanamento spontaneo dagli allevamenti di individui domestici, riconvertitisi ad uno stato di naturale libertà. A queste popolazioni compete dunque uno stato riconducibile al randagismo (Ballarini, 1985), e come tali dovrebbero essere trattati, con apposite ordinanze e protocolli congiunti tra Comune e ASL.

Perchè si parla di ASL e di rischo ecologico?

Le popolazioni urbane sono state oggetto di numerosi studi, discussioni e interventi di controllo in relazione ai problemi che il loro elevato numero e le abitudini coloniali creano per la salvaguardia dei monumenti, l’igiene urbana, la salute pubblica nonché per i danni alle coltivazioni e la perdita o inquinamento di derrate alimentari (Giunchi et al., 2012; Pimentel et al., 2005), tanto da essere considerate una delle principali entità problematiche e invasive (Jacob et al., 2015). L’artico di Boano et al. del 2019 precisa giustamente che i colombi rinselvatichiti sono accusati di causare problemi alla conservazione della biodiversità in quanto, per i loro costumi gregari, tendono a congregarsi con una larga serie di specie selvatiche, facilitando così la trasmissione di patogeni e parassiti (Phillips et al., 2003).

Un problema multiplo.

Da notare, come detto in precedenza (nda), che anche la lotta condotta in molte città da municipalità e da privati cittadini per impedire la nidificazione dei colombi su edifici e palazzi storici, nuoce indirettamente a numerose specie selvatiche antropofile (rondoni, taccole, gheppi, grillai, civette, chirotteri ecc.) privandole di siti di nidificazione. Inoltre la difficoltà di determinare facilemnte la forma “selvatica” da quella “domestica” porta con se difficoltà di gestione.Ancora peggio è la situazione insulare. Boano et al. mostrano come le colonie siciliane dichiarate estinte da Iapichino & Massa (1989).

Soluzioni diverse ad un solo problema.

Molti si chiederanno come poter risolvere il problema. Soluzioni univoche non ci sono, ci potrebbero essere delle soluzioni sinergiche. Una volta chiarito quale tipologia di popolazione è presente in città (forma selvatica o rinselvatichita) e censito il numero degli individui, si potrebbe procedere alla stesura di un piano d’azione riguardante tale problematica. Tutto il procedimento sarebbe più facile dal momento in cui al colombo di città venga attribuito lo status di “specie-aliena”. Ciò ovviamentenel caso in cui i dispositivi di legge nazionali  in merito alle specie aliene invasive (cfr. Decreto 19 gennaio 2015. Elenco delle specie alloctone escluse dalle previsioni dell’articolo 2 comma 2 bis, della Legge n. 157/1992) si traducano in strumenti efficaci e praticamente adottabili dalle Amministrazioni preposte.

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