Al lupo! Al lupo!

Come nella favola di Esopo (VI sec. a.C.), in cui un pastorello che di notte doveva fare la guardia alle pecore di suo padre. Si annoiava e quindi, decise di fare uno scherzo: mentre le altre persone erano a dormire egli cominciò a gridare: “Al lupo, al lupo!”, così tutti si svegliarono e accorsero per aiutarlo. Ma il pastore burlone rivelò loro che era uno scherzo. Questo scherzo continuò, fino ad una notte in cui un lupo venne veramente. Il pastore cominciò a gridare: “Al lupo, al lupo!”, ma nessuno venne ad aiutarlo perché tutti pensarono che fosse il solito scherzo. Anche oggi molte volte si leggono notizie di attacchi da parte di lupi che a volte si rilevano falsi o infondati e che causano allarmismo e confusione nel lettore meno informato. Se il lupo è presente nelle colline, sulle alpi ormai è una presenza fissa, dobbiamo solo essere contenti. Il lupo potrebbe essere una risorsa per il mantenimento dell’equilibrio nelle popolazioni di ungulati selvatici, infatti si nutre di Caprioli (24%) e Cinghiali (49%) nelle zone alpine, e meno spesso attacca per nutrirsi bestiame da reddito (18%) (Mori et al., 2017), quindi tendenzialmente predilige cacciare ungulati selvatici. Però va precisato che comunque il lupo potrebbe diventare un problema gestionale ma solo ed esclusivamente se, non si tengono a mente certi aspetti fondamentali (per approfondimenti rimando al link di Piemonte Parchi).

Chi è il lupo? In particolare il Lupo italiano (Canis lupus italicus), è una sottospecie della specie nominale Canis lupus, ed è presente sulle alpi e appennini con un’areale stimato di 74.000 km². Nutrendosi principalmente di ungulati (Caprioli, Cinghiali risorsa ambita da cacciatori, ma anche Pecore e Capre risorsa economica per pastori e allevatori) viene considerato una specie nociva,  perciò è stato sterminato in Europa centrale fino alla sua totale scomparsa nei primi decenni del Novecento. In Italia, i lupi sono stati sterminati sulle Alpi nel primo ventennio del XX secolo e per decenni sono rimasti confinati a sud del fiume Po, con una popolazione in declino fino agli anni ‘70: a quei tempi era stata stimata la presenza di un centinaio di lupi in un areale limitato all’Appennino centrale e meridionale. Inoltre l’ibridazione tra lupo e cane, oltre ad essere la fine della identità genetica del lupo, è oggi il maggior pericolo alla sua conservazione. L’ibridazione è un fenomeno preoccupante per l’Appennino, mentre sulle Alpi è per il momento insignificante (Celona E., 2018. Autopsia di un lupo. In: Il Lupo è tornato – Speciale Pubblicazioni Piemonte Parchi).

Nonostante le diverse problematiche, dagli anni ‘70 in avanti si è assistito a una lenta ripresa, dovuta a diversi fattori di natura ecologica e sociale. Un ruolo importante nel recupero della specie lo hanno avuto l’elevata plasticità ecologica del lupo, capace di sopravvivere adattandosi a nutrirsi di ogni fonte di cibo disponibile, la sua alta capacità di dispersione e la capacità di muoversi anche in habitat sfavorevoli. Il progressivo spopolamento di ampie zone rurali e della maggior parte delle valli alpine durante il secondo dopoguerra ha inoltre portato all’abbandono di ettari di colline e montagne, alla base della rinaturalizzazione di molte aree, che sono state rioccupate dagli ungulati selvatici. Queste stesse aree hanno costituito un habitat favorevole anche per i lupi. Nel periodo compreso tra il 1973 ed il 1998 la stima della popolazione italiana di lupo (Canis lupus) è progressivamente cresciuta da 100-110 soggetti a circa 400-500 (Zimen e Boitani 1975; Boitani 1984; Boscagli 1991; Ciucci e Boitani 1998).

Di fondamentale importanza, infine, sono state alcune leggi di protezione nazionali e internazionali che considerano il lupo una specie non cacciabile e ad alto interesse di conservazione. Nel 1971 un Decreto Ministeriale reso poi definitivo nel 1976 ha cancellato il lupo dall’elenco delle specie nocive, vietandone la caccia e proibendo l’uso dei bocconi avvelenati. Al Decreto hanno fatto seguito la legge 157/92, e a livello europeo la Convenzione di Berna del 1979, dove il lupo è stato inserito nell’Allegato II “Specie strettamente protette” e la Direttiva Habitat 92/43 che, nell’Allegato D considera il lupo come “Specie di interesse comunitario che richiedono una protezione rigorosa”. Infine il lupo è indicato nell’Appendice II “Specie potenzialmente minacciata” dalla Convenzione di Washington (CITES) del 1973 sul commercio internazionale di specie animali e vegetali in via di estinzione, che ne vieta la vendita e la cattura in natura per scopi commerciali.

Dopo le doverose premesse, spostiamoci sul lato pratico. Molto spesso sentiamo e leggiamo articoli di giornale che imputano al lupo colpe o l’essere causa di un problema. Mentre in realtà l’animale fa esattamente quello per cui si è specializzato, cioè cacciare, con modalità e situazioni a lui più consone. In questi anni, come detto, si è assistito allo spostamento di singoli individui erranti (principalmente maschi), anche in zone collinare, nella speranza di trovare una femmina per formare un branco. Bisogna cercare di equilibrare tutti gli aspetti, prima di accusare una specie di qualche problematica, bisogna fare studi approfonditi per avere delle certezze o delle prove. Spesso gli animali domestici (capre, asini, pecore e cani) vengono lasciati liberi in cortile o in recinti di proprietà. Soprattutto a livello dilettantistico questi animali domestici non vengono utilizzati come reddito ma solo per semplice abbellimento. Rapportando questa abitudine umana con le abitudini del lupo, ci rendiamo subito conto che sono in contrasto, o meglio, i due aspetti si sovrappongono, e molto spesso quando c’è sovrapposizione di interessi (anche nel mondo naturale) spesso c’è competizione. Nel caso specifico se il lupo trovasse una preda facile da cacciare e non venisse disturbato è normalissimo che la preda venga cacciata, e non ci sarebbe nulla di cui stupirsi, essendo comunque, il lupo, predatore sia opportunista che organizzato. Dunque, mettiamo il caso che un imprenditore che incorre in un danno economico (anche per via del lupo), può essere suo diritto chiedere un risarcimento, ovviamente constatato il danno; mentre nel caso di amatori (che non percepiscono reddito dall’attività) credo di no. Sarebbe un risarcimento gratuito. Articoli, comizi o ipocrisie del tipo “voglio le caprette a casa, ma me le mangia il lupo, e quindi il lupo è un problema”, non penso siano appropriati per una corretta convivenza, alla quale tutte le persone sensibili dovrebbero tendere.

Concluo con un auspicio, nel 2020 dovrebbe ripartire il fondamentale progetto WolfAlps. Il progetto LIFE, finanziato dall’Unione Europea per lo studio della specie, ha inoltre molti obiettivi fondamentali tra i quali l’antibracconaggio, coordinamento, monitoraggio della specie lupo e l’insostituibile formazione di personale tecnico, e infine non dimentichiamoci della sperimentazione e l’analisi sistematica dell’efficacia dei diversi strumenti di prevenzione (convivenza): uno studio utilissimo che non è mai stato svolto in precedenza. In mancanza di una simile analisi, sono state elaborate finora soltanto strategie locali di natura opportunistica, molto spesso dannose.

Alcuni link utili:

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